Dal trauma alla rinascita, la testimonianza di Corinne mostra come la danza-terapia possa aiutare a superare la paura, ritrovare fiducia negli altri e ricostruire l’equilibrio emotivo.
Le origini e il valore terapeutico della danza
La danza ha origini antiche e veniva utilizzata nei rituali primitivi. Nel corso dei secoli si è evoluta nelle diverse culture, nei vari contesti sociali. La danza terapia nasce nel XX secolo negli Stati Uniti, però fin dall’antichità la danza e il movimento sono stati utilizzati come strumenti efficaci per la guarigione e per celebrare eventi significativi.
La danza è riconosciuta come una forma di arte terapia ed è impiegata efficacemente per scopi terapeutici. Attraverso il movimento del corpo e la musica, il paziente riesce a liberarsi di quelle emozioni spesso soffocate.
Marian Chace è considerata la pioniera della danza terapia moderna. Inoltre, lavorava con pazienti psichiatrici all’ospedale St. Elizabeth di Washington e usava in particolar modo la danza per esprimere le proprie emozioni e migliorare la relazione tra mente e corpo. Attraverso varie testimonianze, e in particolare tramite un racconto di una storia vera, possiamo notare i benefici e gli effetti dell’arte terapia sulla sfera emotiva-relazionale.
La storia di Corinne: dal trauma alla rinascita
Questa è la storia di Corinne, una studentessa italiana di vent’anni: lei esce di casa per andare a una festa con il suo migliore amico e il suo vicino di casa, più grande di lei. Sua madre è serena perché pensa che entrambi siano bravi ragazzi.
Durante la festa, gli amici iniziano a bere un po’, lei pure. L’accaduto si svolge dopo la festa, durante il tragitto per arrivare al parcheggio della macchina: lei rallenta, le fanno male i piedi, i tacchi sono alti. Il suo migliore amico l’aspetta davanti alla macchina. Ma il vicino di casa è con lei e si trasforma all’improvviso in un molestatore. La prende da dietro, inizia a palpeggiarla, a toccare il suo corpo; lei scappa, ha un nodo alla gola, non riesce a gridare, infine lui la raggiunge e poi continua.
Quando Corinne arriva alla macchina, il suo migliore amico è lì ad aspettarla. Ha il viso pallido, non riesce a parlare, vuole solo tornare a casa. Corinne si siede sul sedile anteriore, il suo molestatore è seduto dietro. Lei inizia a piangere, singhiozza, sente una voce, ma è quella del suo migliore amico: “Corinne, cos’hai?”. Lei risponde: “Portami a casa.”
Dopo questo episodio, questa giovane donna subisce delle conseguenze. Ha paura di un abbraccio e di tutti gli uomini; oltre al dolore fisico, c’è anche il dolore dell’anima. In questa intervista lei si racconta: “Tutti parlano di denunciare, ma nella maggior parte dei casi non si parla di come aiutare le donne a guarire dopo quest’evento traumatico. Io non ero più la stessa. All’inizio ho tenuto nascosto tutto per la vergogna e per non dare un dolore a mia madre. Vivo solo con lei da quando ho perso mio padre. I miei fratelli sono grandi e lavorano lontano da dove abito.”
Il percorso di guarigione attraverso la danza
La notte piangeva, non riusciva ad addormentarsi e aveva leggeri disturbi alimentari. Inoltre, si confida con una sua compagna di università che le consiglia un centro di ascolto. Successivamente consulta una psicoterapeuta che le indica di fare un corso di danza di coppia per ristabilire un contatto fisico.
Corinne racconta questa storia per aiutare giovani donne come lei ad affrontare questo tipo di esperienza traumatica. Per liberarsi dal dolore, inizia a fare un corso di ballo di coppia accompagnato da sedute di psicoterapia. Tramite questo percorso è riuscita ad avere una nuova relazione e a non aver più paura degli uomini in generale.
Lei ricorda le parole del suo psicoterapeuta, il quale le diceva sempre: “Non tutti gli uomini sono uguali, infatti esistono anche uomini meravigliosi.”
Intervista a Corinne
Quali benefici è riuscita ad avere attraverso la danza-terapia? “La danza mi ha aiutato a sprigionare quelle emozioni negative represse. Sono entrata in stretta connessione con la mente e il mio corpo. Entrare di nuovo in contatto con il tocco delicato di una mano che stringe la tua solo per il ballo, non una mano invasiva che può far male. Questo mi ha aiutato a percepire di nuovo il contatto fisico non più come una minaccia”.
Perché racconta la sua storia? “Vorrei che la mia storia sia un vero e proprio esempio per non chiudersi nel proprio dolore, ma affrontarlo con forza e riuscire a liberarsene”.

